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In una manciata di ettari ad Anjou, Stéphane Bernaudeau scolpisce alcuni degli Chenin Blanc più puri, intensi e luminosi della Loira. Allievo di Mark Angéli, ne ha raccolto l’eredità spirituale, portando il suo lavoro su un livello tutto personale: radicale, essenziale, senza rumore.
Le vigne sono coltivate in biodinamica rigorosa, su suoli vivi, lavorati a mano. In cantina, solo fermentazioni spontanee, affinamenti lenti in barrique usate, nessun intervento, nessuna scorciatoia. Il vino nasce libero, e resta tale.
Il suo Les Onglés è già leggenda: uno Chenin dalla verticalità assoluta, minerale, elettrico, ma mai rigido. Un bianco che evolve nel tempo con grazia e mistero. Ogni bottiglia è un frammento di paesaggio, cristallizzato nel tempo.
Bernaudeau non fa vino da degustazione. Fa vino da ascolto. Pochissime bottiglie, infinita profondità.