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Alberto Oggero lavora a Santo Stefano Roero, terra di sabbia, bosco e ripidi crinali, su un versante spesso dimenticato rispetto alle grandi DOCG piemontesi. Ma è proprio da qui che Alberto costruisce la sua idea di vino di territorio: senza forzature, senza maquillage, solo Roero in purezza.
Coltiva Nebbiolo e Arneis su parcelle storiche (alcune piantate dal nonno), in agricoltura biologica non certificata ma concreta: niente diserbo, niente sistemici, solo zappa, tempo e osservazione. In vigna lavora da solo o con pochi fidati, rispettando la stagionalità e i ritmi della pianta.
In cantina vinifica con mano leggera: fermentazioni spontanee, niente legni spinti, uso intelligente del cemento e delle vecchie botti, solforosa minima, nessuna filtrazione. Il vino è lasciato libero di raccontare l’annata, il suolo, e il carattere gentile e schietto del Roero.
I suoi Nebbiolo sono tesi, sapidi, eleganti ma con grip. Gli Arneis, dritti e salini, spesso con una leggera riduzione che si apre nel bicchiere. Vini che non fanno rumore, ma che si fanno ricordare.
Oggero è Roero con l’accento giusto. Territorio, misura, umiltà.
Il Roero Bianco 2023 è l’Arneis secondo Alberto Oggero: niente scorciatoie, solo sabbia, mano leggera e fermentazione spontanea. Le uve provengono da vigne vecchie coltivate in agricoltura biologica sulle colline sabbiose di Santo Stefano Roero, uno dei cru storici del vitigno.
Vinificazione spontanea in acciaio, affinamento sulle fecce fini per qualche mese, nessuna chiarifica, nessuna filtrazione, solforosa al minimo. Il risultato è un bianco dritto, sapido, vibrante, senza aromaticità ruffiane né corpo costruito.
Al naso è timido ma preciso: agrume teso, erbe fresche, polvere di gesso. In bocca è teso, secco, minerale, con una beva schietta, finale asciutto e lievemente ammandorlato.
Roero Bianco 2023 è un Arneis che parla più di sottosuolo che di frutto, più di finezza che di immediatezza. Snello, sapido, quotidiano — ma fatto bene.