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Jean Rijckaert è un nome atipico ma centrale per il vino giurassiano e borgognone. Belga d’origine, si avvicina al mondo del vino negli anni ’80 come importatore, per poi imparare il mestiere direttamente sul campo accanto a Jean-Marie Guffens, uno dei vinificatori più iconici della Bourgogne. Nel 1998 fonda il domaine che porta il suo nome, dividendo le sue attenzioni tra il Mâconnais e il Jura, due territori che interpreta con rigore e uno stile artigianale essenziale.
I suoi vigneti giurassiani si trovano in zone vocate come Arbois, Montigny-lès-Arsures, e Salins-les-Bains, coltivati in lotta ragionata con grande attenzione alla salute del suolo, rese contenute e raccolta manuale. Nel tempo, la gestione è passata a Florent Rouve, enologo formato al suo fianco e oggi custode fedele della visione originaria.
Le vinificazioni sono parcellari, spontanee, lente, con uso calibrato di legno (quasi sempre usato) e lunghi affinamenti sulle fecce fini, senza bâtonnage e con uso misurato di solforosa. La firma del domaine è l’equilibrio: vini puliti ma non corretti, minerali ma mai rigidi, capaci di restituire con precisione il carattere di ogni terroir.
Jean Rijckaert è un interprete sobrio e rigoroso, che ha dato dignità espressiva a territori troppo spesso semplificati. Vini scolpiti nel tempo, tra Jura e Mâconnais, senza orpelli.
Grand Élevage Vieilles Vignes Savagnin è la cuvée più profonda e ambiziosa di Jean Rijckaert nel Jura: un Savagnin ouillé in purezza, proveniente da vecchie vigne piantate a fine anni ’50 su marne grigio-azzurre a Montigny-lès-Arsures, nel cuore del Revermont. Le parcelle sono esposte a nord-est, su suoli capaci di trattenere umidità anche nelle annate più asciutte, regalando vini tensionali, dritti e longevi. La vinificazione è parcellare, con fermentazione spontanea, e l’affinamento prolungato: oltre 20 mesi in pièces usate, ouillé integralmente, senza bâtonnage né filtrazioni.
L’annata 2021 è stata fredda, tardiva e piovosa, con gelate primaverili che hanno ridotto le rese e rallentato il ciclo vegetativo. La maturazione è avvenuta lentamente, restituendo uve con acidità affilata, aromi tesi e alcol contenuto.
Nel bicchiere, il vino è minerale, cesellato, profondo: lime, scorza d’agrume, gesso, pietra focaia, infuso di erbe. Il sorso è slanciato, salino e lungo, con uno sviluppo aromatico che si allarga nel tempo, mai opulento.
Un Savagnin austero ma vivido, che unisce rigore borgognone e anima giurassiana. Da aspettare, o da decantare e ascoltare.