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Dard & Ribo sono tra i nomi più iconici e radicali del vino naturale in Francia, pionieri assoluti del Syrah senza maquillage, molto prima che diventasse una moda. Si incontrano negli anni ’80 alla scuola agraria di Beaune, e iniziano a vinificare insieme nel 1984, senza solforosa, senza filtrazioni e con fermentazioni spontanee, quando ancora nessuno osava farlo nella Valle del Rodano. Da allora, non hanno mai cambiato rotta.
Il loro domaine ha sede a Mercurol, nel cuore della Crozes-Hermitage, e si estende oggi su circa 7 ettari, tra Crozes, Saint-Joseph, Hermitage, Cornas, Condrieu e Saint-Péray. I suoli sono granito, sabbia, argilla e galets, e vengono lavorati senza chimica né meccanizzazione pesante, con diserbo meccanico e compost autoprodotto.
In cantina, le vinificazioni sono minimali e identitarie: vendemmie manuali, diraspatura parziale o totale, fermentazioni spontanee in vasche di cemento, affinamenti in legno usato o inox, niente chiarifiche, niente filtrazioni, zero solforosa in molti casi.
I loro vini sono succosi, vitali, diretti, sempre legati all’annata e al terreno. Nessuna correzione, nessuna standardizzazione. Ogni bottiglia è uno scatto istantaneo, vivo e imperfetto, della vigna e dell’anno.
Con il tempo, René-Jean Dard e François Ribo sono diventati riferimento per intere generazioni di vigneron naturali, senza mai diventare personaggi: solo contadini testardi e coerenti, fedeli a un’idea di vino libero, artigiano e profondamente agricolo.
Zero interventi, solo intenzione.
Il Crozes-Hermitage Blanc di Dard & Ribo è un bianco puro e diretto, vinificato da uve Marsanne e Roussanne in proporzioni variabili a seconda dell’annata. Le uve provengono da vigne di proprietà piantate su terreni sabbioso-argillosi con ciottoli, a Mercurol e La Roche-de-Glun, con esposizione a sud-est. Coltivazione artigianale e senza chimica, vendemmia manuale, pressatura diretta, fermentazione spontanea in cuve inox o cemento, affinamento breve, nessuna chiarifica né filtrazione, solforosa assente o minima.
L’annata 2022 è stata molto calda e secca, con scarsa piovosità durante la stagione vegetativa. Le vigne, grazie alle radici profonde e al lavoro sul suolo, hanno retto bene lo stress idrico, restituendo uve mature, ricche, ma non molli, con un buon tenore di acidità nelle parcelle più precoci.
Nel bicchiere, il vino ha profumi intensi di fiori bianchi, frutta a polpa gialla, nocciola cruda e timo limonato. Il sorso è morbido ma teso, con una bella spalla acida, traccia salina e chiusura secca e agrumata, mai pesante.
Un bianco che sfugge agli stereotipi del Rodano opulento, e punta tutto su energia, beva e purezza. Un vino contadino che si muove leggero.